
Andrea Rossi: un collega, un amico, un grande viaggiatore e primo ticinese ad aver affrontato la Transat 650.
È entrato nell’agenzia Fulldesign proprio quando iniziava il suo progetto e non poteva certamente capitargli posto migliore: un capo skipper e colleghi viaggiatori che hanno condiviso con lui questa grande avventura. Abbiamo imparato molto, l’abbiamo accompagnato durante il trasferimento Lugano-Port Camargue, l’abbiamo seguito online in tutte le regate. Lo lasciamo raccontare a ruota libera…
non si sa mai che a qualcun’altro venga la voglia!
“Il mio progetto Transat650 a differenza di altri, ha messo le radici parecchio tempo addietro, nel 2003, quando dopo un anno di vagabondaggio in barca-stop nel Caribe, faccio la conoscenza di questi fantastici gusci nel marina Bas du Fort a Pointe à Pitre (Guadalupe). Al mio rientro a casa, comincio a raccogliere informazioni. Scopro una classe francese molto attiva ed una classe italiana che si sta rapidamente sviluppando, con persone piene di entusiasmo”.
Un’avventura che comincia nel 2003, quando scopro l’esitenza della classe Mini650 e subito me ne innamoro. Mi informo un po’ ed individuo tra le molte barche proposte dai vari cantieri, un nuovo progetto di barca di serie, il Ginto: il progetto è di Sebastien Magnen, una leggenda di questa classe, che con il suo prototipo, vinse ben due edizioni consecutive della Transat650, un exploit tutt’ora imbattuto. Visito il cantiere che lo produce, che è poco più di un garage. Mi innamoro di questo progetto, ma un primo terzo dei soldi dev’essere versato prima della costruzione e subito mi assalgono dubbi ed incertezze… sarò capace di portare a termine un progetto così impegnativo? Saprò navigare con questi barchini? Passo settimane a fare conti su conti, voglio essere sicuro di riuscire a supportare economicamente un progetto finalizzato alla Transat650 in maniera autonoma, senza contare sull’aiuto di improbabili sponsor. Non posso permettermi di abbandonare il mio lavoro di grafico per seguire a tempo pieno questo sogno, quindi dovrò sfruttare le 4 settimane di vacanza all’anno per condensare impegni di qualifica e regate varie.
In fondo si vive una volta sola e vale la pena provare. Mando una e-mail al cantiere, confermandogli la costruzione della nuova barca.
Il progetto è partito, siamo nell’inverno 2004 e la barca dovrebbe venir consegnata in primavera. Così dopo un primo anno trascorso a preparare la barca per la navigazione d’altura e qualche uscita sul lago di allenamento arriva il momento di mettere in agenda la prima regata in cui confrontarmi con questa classe.
Con l’amico Simon partiamo per Port Camargue, quello che era sino ad allora il polo Mini650 per il Mediterraneo. Non scorderò mai la splendida accoglienza del club e del porto. Troviamo un bel gruppo di una quarantina di barche, che navigano già da tempo e la differenza spicca subito da come sono preparate. Grazie ad un ambiente solidale e amichevole, che raramente si incontra in altre classi veliche, imparo molto e faccio tesoro dei consigli che ricevo. Si trattava del mio debutto e percorrere 500 miglia su un barchino del genere in cui io ero lo skipper mi sembrava un impresa enorme… Ero più teso che alla vigilia della Transat650. Per essere la nostra prima esperienza, siamo felici di terminare in 14esima posizione su 21 serie.
Per quest’anno le vacanze sono terminate, l’inverno si avvicina e con esso la necessità di trovare un capannone al coperto dove poter lavorare al fondo della barca. Il Circolo Velico mi mette a disposizione un capannone attrezzato. Lavoro al fondo e all’attrezzatura di coperta. Parallelamente, nei rari momenti liberi, realizzo il dossier per la ricerca di sponsor per le stagioni successive.
Il calendario che preparo per il 2007 comincia ad essere più ricco e dopo una MiniSolo ed una Course des Lions in doppio, si parte per il percorso di qualifica un percorso in solitario di oltre 1’000 miglia che la Classe Mini650 impone per la partecipazione alla Transat650. Al ritorno a casa appare un articolo di una pagina intera che racconta della mia esperienza di qualifica e dei progetti futuri. Questo mi aiuta a trovare credibilità e la gente comincia a credere nel progetto. Tutti cominciano ad appassionarsi al progetto, trovo molti consensi e persone che mi aiutano nella preparazione. Un altro inverno si avvicina, il Circolo mi sostiene con tutte le sue forze, offrendomi strutture, mezzi e spazi.
Il 2008 è l’anno del cambiamento. Jrata cambia la sua livrea, lo scafo bianco si colora con il logo e l’immagine del Casinò Lugano (sponsor principale), Taurus Asset Management, Seal Consulting, Circolo Velico Lago di Lugano e CCS (in qualità di co-sponsor). Questi aiuti finanziari non previsti mi salvano in parte la stagione alle porte. Quattro regate in calendario: Regata dei Cetacei, Gran Premio d’Italia, Sanremo MiniSolo e Marsiglia-Algeri. Per il terzo anno consecutivo le mie vacanze sono dedicate alle regate in Mini650. Il peso di questa campagna comincia a farsi sentire. Responsabilità nei confronti di chi investe nel progetto, ma anche la presa di coscienza di dover portare a termine un progetto folle dove ci ho messo la faccia.
Il 2009 è l’anno decisivo infatti il Gran Premio d’Italia mi assicura la partecipazione alla Transat. Il mio avvicinamento alla Transat650 prevede anche la partecipazione alla MiniFastnet. Il livello molto alto dei partecipanti e qualche piccola avaria ci costringono a terminare appena sotto alla metà della classifica, ma poco importa. Ho navigato alle alte latitudini, nel golfo di Biscaglia, attraversato Ouessant, doppiato Wolf Rock e successivamente il mitico Fastnet Rock, con condizioni dure, in una notte di burrasca che ha reso epico il passaggio.
Terminata la regata, mi rendo conto che la prossima sarà la Transat650… come vola il tempo! Torno a Lugano per un mese e trascorro tutto il mese di luglio in agenzia. Abbiamo infatti molto lavoro in questo periodo e ringrazio ancora una volta Stefan, che mi ha sempre lasciato lo spazio ed il tempo per portare a termine questo progetto. Stacco il 2 agosto e sarà un congedo non pagato di 4 lunghi mesi, che vivrò intensamente, portando a termine un sogno iniziato cinque anni fa. Nel frattempo ho preparato un improbabile furgone, che farà da camper e deposito per i mesi che trascorrerò alla Rochelle.
L’ambiente sembra piuttosto rilassato, in fondo manca un mese alla partenza della Transat. Abbiamo un sacco di tempo per ultimare i lavori alla barca, ma ci conosciamo bene e come al solito ci troviamo sino all’ultimo con una lista lavori che anziché assottigliarsi, cresce! Arriva anche Gaetano Mura e con lui prendiamo uno splendido appartamento in centro. Ci spostiamo in bicicletta, tra la casa ed il Port des Minimes. Un periodo bellissimo in cui viviamo come una grande famiglia. Conosciamo gente e alla sera a cena non bastano mai le sedie. Abbiamo sempre qualche invito all’ultimo momento.
Il GPO ci comunica che dal 2 settembre possiamo entrare nel Bassin des Chalutiers, ora si fa sul serio… sembra di entrare nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza. Il bacino resta chiuso ed un ponte ed una diga sbarrano l’uscita, che si apre solo due volte al giorno per poco tempo nei momenti di alta marea. Se si ha necessità di uscire in mare, bisogna formulare una domanda scritta e farsela accettare dal comitato di regata. Vediamo il villaggio della Transat650 che comincia a crescere, tendoni, palchi e bandiere vengono rapidamente allestiti, mentre addetti ai lavori o semplici curiosi cominciano ad animare le banchine. Ci rendiamo conto di essere i protagonisti principali di questo grande spettacolo che sta per cominciare. Questa atmosfera non ci aiuta certo a rilassarci, la tensione sale ed iniziano ad arrivare amici e parenti a cui bisogna dedicare tempo prezioso. Capisci solo in questo momento quanto siano importanti le figure dei preparatori: una o più persone a cui puoi affidare i lavori alla barca, mentre tu adempi a tutti gli appuntamenti dell’organizzazione, interviste ed incontri vari. Con immenso piacere, una piccola delegazione del mio circolo mi raggiunge alla Rochelle. Martin, Federica, Julia, Luigi e Cristina sono alla Rochelle con uno striscione del mio Fan Club, firmato da molti soci del Circolo Velico Lago di Lugano.
Il giorno prima della partenza… sembra incredibile, domani si parte per davvero! Mi trovo il mattino seguente con Gaetano al “Café du Bassin” e stampiamo il routage meteo di Jean Yves Bernot. Quello che troveremo nella prima tappa saranno condizioni dure, con vento sino a 40 nodi oltre il Cap Finistère. Sui pontili si fatica a camminare. Sono ore di saluti e strette di mano, di baci ed abbracci.
Luigi e Cristina mi armano la barca, tutto è pronto e alle ore 10.00 come da programma siamo in assetto da regata. Dopo pochi minuti sentiamo lo stridere del ponte del bacino che si solleva, la diga si apre e cominciano ad entrare i gommoni che si occuperanno del traino delle barche fuori dal porto. Non dimenticherò mai quel momento, la folla ai margini della diga, lo speaker che racconta brevemente la tua storia, e lo scroscio di applausi ed incitamenti al momento che viene detto il tuo nome. Ti tremano le gambe per l’emozione e ti sembra di essere un gladiatore che viene portato nell’arena dei leoni. 85 barche in partenza sono un bello spettacolo da vedere, ma vi assicuro che in solitario condurre queste barche in spazi ristretti con il costante pericolo di una collisione dovuta alla scarsa visibilità sottovento, non è facile! Infatti c’è una collisione e Sebastien Rogues è costretto a rientrare per una riparazione d’emergenza. Ripartirà qualche ora più tardi e recupererà alla grande le posizioni perse.
Poi il largo… ed il silenzio. Siamo solo noi e la barca e lo saremo per il prossimo mese. Ci apprestiamo a vivere un periodo della nostra vita in mare, soli, sulle barche più scomode mai costruite. Bon courage!
Vi ho parlato di come sono arrivato alla partenza della Transat650, il resto, la navigazione e le emozioni dell’arrivo le potete leggere sul mio blog: www.jrata.wordpress.com







